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Cardinale Dionigi Tettamanzi
Arcivescoro di Milano
A sette anni di distanza, dal 28 dicembre di quest'anno
al I ° gennaio del prossimo anno, Milano accoglie per una seconda
volta l'incontro europeo di giovani, promosso dalla Comunità di
Taizé.
È il ventottesimo di questi Incontri, nati dall'intuizione e dalla
volontà di frère Roger. È una nuovo toppo di uno
straordinario "pellegrinaggio di fiducia sulla terra", guidato
da questo umile e intrepido testimone di preghiera, di riconciliazione
e di pace, da questo grande e ricercato apostolo dell'incontro dei giovani
con Cristo.
È una "fiducia", quella indicata da frère Roger,
che è dono del Signore e, insieme, frutto benedetto e fecondo di
un quotidiano combattimento intcriore per passare dall'inquietudine e
dalla paura, che spesso attanagliano la nostra esistenza, alla serenità
e al coraggio, che la rendono più buona e più bella. È
una "fiducia" che apre il cuore al dialogo e alla speranza e
che, di conseguenza, rende possibile il perdono e la riconciliazione tra
tutti e ci fa appassionati e gioiosi costruttori di pace nel mondo.
Come già ho avuto occasione di ricordare, quello che vivremo insieme
è un incontro che lo stesso frère Roger aveva tanto desiderato
di poter vivere ancora una volta con noi e in mezzo a noi.
Ma nel disegno imperscrutabile di Dio, sempre ricco di amore e di bontà
anche quando a noi risulta doloroso, questo XXVIII Incontro europeo di
giovani sarà il primo che non vedrà la presenza fisica di
frère Roger, ucciso la sera dello scorso 16 agosto, durante la
preghiera dei Vespri. Ne sentiremo, tuttavia, la vicinanza fraterna e
amica, che si farà per tutti noi richiamo ancora più forte
e pressante a volgerci al Risorto, il Salvatore e Signore della storia
e del mondo, vera fonte inesauribile della fiducia, della gioia, della
comunione, della pace.
Sono, quindi, grato a frère Roger e a tutta la Comunità
diTaizé per averci voluto coinvolgere in questa grande e appassionante
avventura e missione. E a frère Alois, che ora guida la Comunità,
e a tutti i frères rivolgo un sincero e accogliente saluto.
È lo stesso saluto che estendo di vero cuore a tutti i giovani
che, da diverse parti d'Europa, raggiungeranno Milano per vivere nella
nostra Diocesi alcuni giorni di incontro fraterno e di preghiera comune.
Insieme con tutti loro, vorremmo seminare un nuovo "segno
di speranza e di pace" nella storia. Con grande umiltà, ma
anche con generosa responsabilità.
Nella certezza che di speranza e di pace ha grande bisogno il nostro mondo,
per essere davvero - come il Signore l'ha voluto creandolo e continua
a volerlo amandolo
- il "giardino" accogliente e la "casa" ospitale nei
quali tutti si sentano rispettati, onorati, amati. Ne ha bisogno anche
questa nostra Città, ricca di risorse, sempre in fermento, che
sta vivendo uno straordinario cambiamento e un nuovo respiro internazionale,
ma che, nello stesso tempo, rischia di essere drammaticamente segnata
dalla solitudine e dall'anonimato.
E, con Milano, hanno bisogno di speranza e di pace anche i nostri paesi
e le nostre città, le nostre stesse famiglie e ciascuno di noi,
uomini e donne a volte assaliti dal dubbio, dalla paura, dalla sfiducia,
dallo scoraggiamento e, perfino, dalla disperazione.
Questo "segno di speranza e di pace" è come una luce
che si accende, squarcia l'oscurità della notte e rischiara la
vita di coloro che camminano nelle tenebre.
In una città scintillante di luci, come avviene in particolare
nei giorni delle festività natalizie, quella che noi desideriamo
portare può sembrare una luce troppo debole e incerta. Eppure essa
è un riflesso reale della vera luce che illumina ogni uomo (cfr.
Giovanni 1,9), cioè del Signore Gesù, l'Emmanuele che è
nato per noi e che ancora oggi, risorto e glorioso, continua a vivere
con noi, perché lui è e rimane il "Dio-con-noi".
Noi, infatti, per dono gratuito e immeritato del Signore, siamo «la
luce del mondo», una luce che non può e non deve essere nascosta,
ma deve sempre rimanere viva e sfolgorante, cosi da essere, per tutti
e in ogni ambiente, testimonianza credibile del Signore risorto (cfr.
Matteo 5. 14-16).
Animato da questi desideri e da queste convinzioni, guardo all'ormai imminente
XXVIII Incontro europeo di giovani come o uno straordinarie evento missionario.
Come a una felice occasione di grazia e di vitalità spirituale
per- tutte le nostre parrocchie e realtà ecclesiali. Come a un
momento particolarmente significativo di testimonianza cristiana nella
Città. Come a un tempo privilegiato di incontro con il Signore
nella preghiera.
1. Sono sicuro, infatti, che questo Incontro farà sentire il suo
benefico influsso sulle nostre comunità parrocchiali e costituirà,
per ognuna di esse, un ulteriore stimolo salutare per riscoprire i doni
di fede, di carità e di grazia di cui siamo fortunati depositari
per offrirli agli altri nel segno dello scambio e della condivisione.
E quanto può avvenire, ad esempio, aprendo le nostre case e il
nostro cuore all'ospitalità semplice, ma ricca di vero calore umano.
Un'ospitalità che - me lo auguro!
- saprà coinvolgere molte famiglie e potrà vedere sensibili
e attivi anche giovani e adulti non sempre partecipi della vita della
parrocchia.
La preghiera mattutina, che si svolgerà nelle diverse parrocchie
ospitanti, come pure i momenti di incontro, di confronto e di scambio
culturale e spirituale e la condivisione delle varie esperienze presenti
sul territorio saranno, poi, tutte circostanze favorevoli per aprirsi
ad una più autentica comunione, ad una visione più universale
della Chiesa e del mondo, ad una più concreta disponibilità
a mettere a servizio dell'utilità comune i propri doni e talenti,
come pure la ricchezza delle proprie tradizioni di preghiera, di carità
e di attenzione educativa.
2. Anche la presenza numerosa di tanti giovani di diversi Paesi che, insieme
con i nostri, invaderanno pacificamente i mezzi pubblici della Città
e ne attraverseranno le strade e le piazze nel segno della festa, senza
scrivere sui muri e senza gesti di violenza, è una fulgida testimonianza
di Gesù e del suo Vangelo.
L'incontro e il dialogo che i giovani sapranno vivere, la festa e la gioia
che riusciranno a condividere, le relazioni e le amicizie che saranno
capaci di costruire, la simpatia e[accoglienza che saranno in grado di
suscitare e tanti altri segni positivi che lasceranno con il loro passaggio
sono tutti aspetti che possono concorrere a far crescere la "qualità
umana" delle relazioni nella Città. Sono, dunque, espressione
eloquente di quella presenza dei cristiani nel mondo che - con la verità,
la giustizia, l'amore, la solidarietà, il perdono, la pace che
sanno diffondere - si fa forzo umana e umanizzante in ogni ambiente di
vita. Sono manifestazione credibile ed efficace di una testimonianza che,
irradiando nel mondo i "valori del Regno di Dio", fa dei cristiani
la vera "anima del mondo".
3. Questo Incontro europeo di giovani saprà davvero accendere una
luce nella Città e sprigionare tutta la sua potenzialità
missionaria perché avrà al suo centro la preghiera.
Sarà, infatti, un momento nel quale, aiutati dalla preghiera semplice
e a tutti accessibile tipica diTaizé - nell'ascolto della Parola
e nel silenzio dell'adorazione, con il canto e con diverse invocazioni
e intercessioni, grazie all'espressività dei segni e all'efficacia
dei gesti -, migliala e migliala di giovani fisseranno lo sguardo dei
loro occhi e del loro cuore su Gesù.
Ci richiameranno così al primato di Dio e alla necessito di «adorare
il Signore, Cristo, nei nostri cuori» (cfr. I Pietro 3, 15). E ci
ricorderanno che solo l'incontro personale con il Signore Gesù
e il radicamento in lui rendono possibile e provocano una vita autenticamente
missionaria, una vita cioè che sia trasparenza di Gesù attraverso
la coerenza nelle scelte quotidiane e una presenza e azione nel mondo
a servizio del Regno di Dio.
Così guardo al prossimo Incontro di fine anno. Con l'augurio che
sia davvero una luce accesa nella Città. Una luce che risplende
davanti agli uomini perché, vedendola, rendano gloria al Padre
che è nei cieli (cfr. Motteo 5, 16).
Milano, 4 ottobre 2005
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