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ANPAS
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PUBBLICHE ASSISTENZE
LA CARTA DI IDENTITA'
1. La storia
Le Pubbliche Assistenze nascono a partire dal 1860 come
associazioni di volontariato, laiche e libere, sotto una grande molteplicità
di nomi: Croce Verde, Croce Bianca, Croce D'Oro, Società di Salvamento,
Fratellanza Militare, Fratellanza Popolare.
Dalla Sicilia al Piemonte, unanimi nel loro impegno, le Pubbliche Assistenze
non fanno distinzioni di servizio per nobili o poveri, servono chiunque
esprima un bisogno, non pongono condizioni all'aiuto prestato e sono aperte
a chiunque voglia prendervi parte.
Le radici storiche che favoriscono la loro nascita si ritrovano nelle
"Società Operaie di Mutuo Soccorso", sodalizi attivi
negli stati sabaudi già dal 1848 a seguito delle promulgazione
dello Statuto Albertino e diffusisi poi in tutta la penisola man mano
che l'unificazione nazionale proseguiva.
Il mutuo soccorso si sviluppa in parallelo al diffondersi delle nuove
strutture economiche e sociali generate dalla rivoluzione industriale.
In un’epoca in cui persino il voto era legato al censo, le persone
acquistano consapevolezza dell’importanza di stringersi gli uni
agli altri in modo solidaristico.
Queste forme di partecipazione nascono essenzialmente come una forma di
autotutela delle nuove classi di salariati ed operai nei confronti delle
malattie, degli infortuni, della morte, ma anche rispetto alla necessità
di formazione alle arti e mestiere che si dovevano esercitare o all’insorgere
di momenti in cui il lavoro veniva a diminuire o a mancare del tutto.
Ecco allora intrinsecamente connesso a queste forme di
previdenza, rappresentate dal simbolo delle mani che si stringono, anche
lo svilupparsi di una coscienza di classe e la rivendicazione di diritti.
La fitta trama di società di mutuo soccorso, la contemporanea presenza
di una rete di logge massoniche molto impegnate sul versante della filantropia
laica e le numerose società di reduci garibaldini e di veterani
dell’esercito contribuirono di fatto alla nascita e allo sviluppo
delle associazioni di Pubblica Assistenza.
Gratuità quindi, ma anche reciprocità e
risposte concrete ai bisogni fondamentali della vita non ancora adeguatamente
tutelati dalla legislazione statale.
Agli inizi del ‘900 comincia ad emergere in modo sempre più
chiaro l’esigenza di un coordinamento Nazionale che funga anche
da mediatore fra le singole Associazioni e lo Stato: nel 1904 a Spoleto
il IV Congresso nazionale dà vita alla Federazione Nazionale delle
Società di Pubblica Assistenza e Pubblico Soccorso che nel 1911
ottiene il tanto atteso riconoscimento giuridico in Ente Morale.
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Sarà il fascismo a bloccare questo processo sia asservendo queste
realtà al suo potere, ma anche per certi versi creando il primo
stato sociale che, se da un lato dà risposte organiche ed efficaci
ai bisogni primari (sanità, previdenza, ecc.), dall’altro
esclude dalla loro gestione i corpi intermedi e le stesse amministrazioni
locali.
Il regime fermò così la crescita di una realtà che
per sua stessa natura ne rappresentava l'antitesi, in quanto portatrice
di valori quali la solidarietà, la condivisione, il servizio disinteressato.
Non è un caso infatti se, nel 1930, con il Regio Decreto n.84 del
12 febbraio, Vittorio Emanuele III deciderà di sciogliere le associazioni
prive di riconoscimento giuridico e di trasferire alla Croce Rossa Italiana
non solo tutte le competenze relative al soccorso ma anche i loro beni:
tutti gli immobili sedi delle Pubbliche Assistenze non saranno da allora
più restituiti.
Lasciato alle spalle l'orrore bellico il movimento si ricompone spontaneamente
e nel 1946 a Milano si tiene il primo congresso nazionale del dopoguerra.
I 20-25 anni che seguono sono caratterizzati da una crescita complessivamente
lenta, ma costante. Sarà negli anni '70 che, con l'avviarsi dei
grandi processi di riforma e con il dibattito ad essi legato, si apre
il confronto tra posizioni molteplici ed eterogenee all'interno del movimento.
Un processo di rinnovamento che ha il suo culmine con
il congresso di Sarzana del 1978: ne esce una Federazione Nazionale profondamente
rinnovata sia nell' immagine che nelle proposte.
Su questa strada, le Pubbliche Assistenze, nel corso degli anni, si profilano
sempre più come un autorevole interlocutore nel mondo del volontariato
moderno e dell'associazionismo, nei confronti delle forze politiche e
sociali.
Contemporaneamente si moltiplicano e si intensificano le attività
e le iniziative dell'organizzazione, sia nel suo insieme che nel particolare
delle singole associazioni.
Un'ulteriore e decisiva svolta è rappresentata nel 1987 dal congresso
nazionale di Lerici: viene elaborato un nuovo statuto nazionale e modificata
la denominazione stessa della Federazione.
Nasce così ANPAS - Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze.
Il cambiamento, oltre che d'immagine, è l'espressione di un'evoluzione
che mira al rafforzamento di una concezione unitaria di un grande movimento
di volontariato e di solidarietà, assai diversificato storicamente,
culturalmente e geograficamente, cui aderiscono oltre un milione di persone.
Tale rinnovamento è accompagnato da una straordinaria crescita
e maturazione associativa, che porta ANPAS alla sua attuale estensione
di oltre 850 associate e ad un impegno diretto nell’ambito della
solidarietà internazionale, del servizio civile e della protezione
civile.
3. I valori fondamentali di ANPAS e del Movimento
Due elementi contenuti nello statuto di ANPAS e di ogni
Pubblica Assistenza sono fortemente distintivi e aiutano a interpretare
correttamente i valori espressi dal Movimento: il nome Pubblica Assistenza
e la forma di Associazione di Volontariato.
Essere Associazione di Volontariato di Pubblica Assistenza significa innanzi
tutto che l’aspetto centrale della Mission è l’assistenza
intesa come azione rivolta verso “qualcosa”, svolta a fianco
di “qualcuno” e sviluppata in modo “pubblico”.
In pratica è questo ciò che distingue le Pubbliche Assistenze
dalle associazioni che si occupano di una malattia o di un particolare
problema sociale. Ogni Pubblica Assistenza, nell’ambito territoriale
su cui sofferma l’attenzione, deve scegliere qual è il “guasto”
della società verso cui agire l’azione di assistere.
È questa natura e il fatto di essere essere “pubbliche”
che impone ad ogni Associazione di Pubblica Assistenza non solo di intervenire
presso le Istituzioni per promuovere atteggiamenti istituzionali coerenti
ed efficaci rivolti ai “guasti” ma anche di essere agenti
contaminanti per provocare movimenti sociali e individuali che contribuiscano
a ripararli.
Essere Associazione di Volontariato significa proporsi come realtà
che convoglia energie di lavoro gratuito – inteso come impiego di
energia fisica e mentale diretta alla produzione di beni o servizi di
utilità sociale - per assistere le comunità e che, pur dandosi
una dimensione “pubblica”, mantiene una natura privata.
Il presupposto di esistenza sta nell’essere forma di partecipazione
alla vita collettiva legittimata dall’utilità collettiva
la cui sussidiarietà praticata non è solamente di valori
ma anche di risorse - lavoro gratuito e Fund Raising - ma che soprattutto
è riconosciuta dalla società di appartenenza per quello
che fa e per quello che rappresenta e non per lo schieramento culturale
o partitico a cui appartiene.
Questa situazione, presuppone al di là dello slancio ideale, la
creazione di condizioni che costruiscano una coerenza reale nelle azioni
svolte e, di conseguenza, nella visione di società da condividere.
Due aspetti dovranno quindi essere sempre presenti come sfondo dell’agire
associativo e dei volontari: il volontario di Pubblica Assistenza non
potrà esimersi, proprio per la dimensione pubblica che vive,
dall’agire la testimonianza quale mezzo di rigenerazione valoriale
contro fenomeni di clientelismo, illegalità e di degrado della
democrazia e della giustizia e la singola Pubblica Assistenza dovrà
essere luogo dove la presa di coscienza nei volontari dell’obbligo
di “contaminazione sociale” non è mai messa in secondo
piano ma sostenuta evitando che l’associazione stessa subisca derive
di autoritarismo, illegalità e autoreferenzialità.
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Dal ruolo attuale delle Pubbliche Assistenze e dalla
storia del Movimento discendono quindi i valori di riferimento di ANPAS:
uguaglianza, fraternità e libertà.
Sono questi tre valori, legati alla Rivoluzione Francese e propri dello
Stato Moderno, a caratterizzare l’identità del Movimento
e a tradursi attraverso la partecipazione sociale in un più completo
e complesso sistema etico.
Laicità, democrazia, gratuità, universalità, mutualità
e volontariato distinguono l’agire di ANPAS e traducono nel quotidiano
i suoi valori fondamentali: ognuno di essi preso singolarmente ha un valore
etico e morale insostituibile per una associazione di volontariato ma
solo se interpretato insieme agli altri dà il senso di cosa è
ANPAS.
I valori sono trasversali all’intero Movimento
e trovano spazi di esistenza ad ogni livello: dalla singola associata
ad ANPAS rappresentano il “filo rosso” che unisce e che permette
di conoscersi e di riconoscersi.
Nel contesto socio-politico attuale sono la partecipazione
sociale e la laicità – realmente praticata - a dover contraddistinguere
maggiormente ANPAS e l’azione del Movimento.
Partecipazione sociale intesa come il “prendere parte alla realtà
sociale e condividerla attraverso un proprio impegno”. L’integrazione
tra le esigenze esistenti e le attività di ANPAS rendono quest’ultima
compartecipe dei bisogni presenti sul territorio cercando di far fronte
agli stessi attraverso i propri mezzi e le proprie risorse.
Se da un lato ANPAS produce partecipazione sociale è vero anche
che ANPAS stessa è il prodotto della partecipazione sociale esistente
sul territorio: storicamente i cittadini si sono uniti spontaneamente
per arrivare laddove lo Stato non arrivava.
Laicità viene dal greco laikòs che significa
“popolare”, “del popolo”: il Movimento trova la
forza nel popolo, in quanto le Pubbliche Assistenze sono vicine al popolo
di qualunque religione ed etnia, quindi nel Movimento la laicità
è un valore importante e molto sentito come battistrada di tutte
le scelte.
Laicità significa esercitare il pensiero critico, andando oltre
la dimensione dogmatica, non si esprime più in contrapposizione
al cattolicesimo ma rappresenta più propriamente la capacità
di essere trasversali e autonomi rispetto ad un’ideologia sia questa
confessionale o partitica.
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La libertà genera autonomia non solo nel determinare le diverse
vie che possono essere percorse ma anche nello scoprire i nuovi bisogni
e anticipare le risposte ai bisogni emergenti. Autonomia non solo nelle
scelte, ma anche dai condizionamenti che ingabbiano le associazioni e
che impediscono l’espressione delle loro potenzialità e della
loro creatività.
Libertà intesa anche come condivisione di esperienze diverse presenti
in mondi diversi e come possibilità data a tutti di svolgere le
proprie attività a prescindere dalla propria situazione e dai condizionamenti
sociali e culturali.
L’azione di ANPAS si basa sul valore dell’uguaglianza: ANPAS
considera le sue associate senza distinzione e privilegi facendo sì,
ad esempio, che nel Consiglio nazionale tutti i Comitati regionali siano
rappresentati attraverso almeno un delegato. Al primo livello, le associazioni
offrono a chi decide di associarsi e si trova per diversi motivi in posizione
svantaggiata, la possibilità di sentirsi uguali.
Basti invece pensare al mondo del lavoro e di come esso discrimini l’accesso
in base all’età o al sesso, indipendentemente dalla professionalità.
Dimostrare che l’uguaglianza si mantiene lungo tutto il percorso
di una vita consente di far esaltare un altro valore fondante delle nostre
associazioni che è la libertà: posso forse essere libero
se non c’è uguaglianza?
La democrazia è la forma di governo del popolo. Garantisce la possibilità
di partecipazione ed espressione a tutti i livelli tramite la creazione
di organi di rappresentanza su base elettiva. Presuppone il rispetto delle
idee degli altri individui e l’accettazione di decisioni diverse
dal proprio pensiero.
Il valore della democrazia fa parte della storia delle Pubbliche Assistenze:
quando all’inizio del secolo scorso il diritto di voto era circoscritto
a pochi cittadini di censo elevato, nelle Pubbliche Assistenze già
si sperimentavano forme di gestione democratica con l’elettorato
attivo e passivo consentito a tutti gli
associati. Forse, ancora oggi, per i più giovani le nostre associazioni
rappresentano il primo contatto con la democrazia: non si è soli,
ci si confronta, si conoscono regole, ma si intuisce che si possono cambiare
e che ognuno può contribuire in tal senso.
Si impara ad accettare la “superiorità” della maggioranza,
nella certezza che questo non andrà ad intaccare i miei diritti
di socio.
La Pubblica Assistenza come una palestra (ben diversa
da quelle a cui il pensiero oggi ci porta) che permette il confronto e
il dialogo, favorisce la tolleranza e il rispetto al fine di arrivare
alla condivisione di una meta comune.
La democrazia non si può ridurre però solo al fatto che
ANPAS è provvista di un organo rappresentativo (Consiglio nazionale)
democraticamente eletto con possibilità di revoca e di ricambio,
ma anche e soprattutto per il lavoro che ANPAS, come soggetto politico
della società italiana, può svolgere e sta svolgendo nella
creazione della coscienza civile e democratica di molti giovani, attraverso
una gestione corretta dell’obiezione di coscienza prima e del Servizio
Civile oggi.
La solidarietà (fraternità) concepisce
la comunità composta da persone tra le quali esistono vincoli di
collaborazione, comunanza di obiettivi, di problemi, di azioni. È
uno dei principi sui quali si fonda la Repubblica italiana, che la accoglie
tra i principi fondamentali (art. 2 chiede a tutti i cittadini: «l’adempimento
dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale»)
e su di essa basa i rapporti civili, etico-sociali, economici e politici
tra i cittadini e tra i cittadini e le istituzioni.
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Assieme alla sussidiarietà e all’universalità
è uno dei riferimenti essenziali per la costruzione dello stato
sociale: rispetto all’assistenzialismo pone i cittadini in posizione
di parità e non di sudditanza dei più deboli riconoscendo
a tutti pari dignità nella fruizione dei servizi.
In ANPAS è solidarietà anche il sentirsi parte di un unico
Movimento e portare avanti questo valore con un vicendevole aiuto (anche
morale), condividendo con gli altri (nelle Commissioni di lavoro, nel
Consiglio nazionale, nei Congressi) le opinioni, i propositi e le idee
che ne possono derivare, nonché le responsabilità.
Solidarietà e gratuità contraddistinguono
il volontariato che motiva un cittadino ad impegnarsi in prima persona
e concretamente per il raggiungimento di una società più
civile. E’ un valore fondante di ANPAS e dei volontari che svolgono
la loro attività a diversi livelli.
Il volontariato non è dunque solo l’azione che si svolge
nel momento in cui si è in servizio presso l’Associazione,
ma è uno stile di vita responsabile che condiziona le proprie scelte
ed il comportamento verso gli altri.
E’ un valore contaminante che non solo riempie la propria vita,
ma influenza la società in cui si vive aiutandola a divenire più
equa e solidale.
Grazie a questa capacità di coinvolgere e di condividere
che è propria del volontariato, ANPAS riesce a capire i bisogni
del territorio e a motivare fortemente i cittadini permettendo loro di
affrontare positivamente i problemi del loro territorio. Solidarietà
e reciprocità producono mutualità intesa come una relazione
di reciproco sostegno tra due o più soggetti, attraverso la quale
si realizza uno scambio di risorse e competenze allo scopo di uno sviluppo
del soggetto “più debole”.
Mutualità è un concetto più interno al Movimento
mentre solidarietà si estrinseca al meglio anche all’esterno
dell’associazione.
7. Una società più giusta e solidale: la visione
di ANPAS
La società ideale per ANPAS è una società
in cui trovano declinazione corretta i suoi valori fondamentali.
È in primo luogo una società che permette lo sviluppo equilibrato
di Pubbliche Assistenze che siano coerenti nelle azioni, nel rapporto
con le Istituzioni, nella promozione del Volontariato con l’idea
di essere Associazioni di Volontariato di Pubblica Assistenza.
Una società in cui chi si fa carico della sostenibilità
della convivenza attraverso un impegno gratuito è interlocutore
riconosciuto delle Istituzioni, una società in cui la libertà
di scelta di svolgere attività di volontariato è tutelata
come tutti gli altri diritti fondamentali della persona.
Una società in cui chi, con fatica, sceglie la responsabilità
collettiva e l’esercizio della democrazia è messo nelle condizioni
di sviluppare rappresentanza al pari di altre parti sociali.
Una società in cui il sistema di istruzione pubblico educa, ma
soprattutto fa conoscere ai giovani le esperienze di lavoro gratuito e
che punta alla formazione di “Cittadini” e non di produttori/consumatori.
Una società in cui i sistemi redistributivi non tengono esclusivamente
conto delle condizioni economiche ma che sono anche promotori di sviluppo
sostenibile.
Una società in cui l’individuo è considerato nella
sua interezza e non solamente come utente di servizi sanitari, di servizi
sociali, come lavoratore o produttore di reddito o come consumatore; in
questo senso la grande quantità di lavoro gratuito impiegato sulla
mobilità ha la funzione di costruire garanzie di accesso ai servizi
e l’organizzazione dell’emergenza non deve essere asservita
a logiche esclusivamente economicistiche.
Una società in cui la “democrazia”
non è soltanto una parola vuota che serve ad indicare l’atto
di delega con il quale ogni cinque anni si dice a qualcuno di occuparsi
delle nostre necessità salvo poi accorgersi che questo succede
sempre meno. Una società dove vengono attivati strumenti di partecipazione
diretta anche in ambiti non tradizionali (es. ASL, scuole…)
Una società che permette a tutti di partecipare e in cui la partecipazione
è davvero il modo concreto in cui ciascuno - sentendo il dovere
di farlo – si impegna, per quello che può, nel farsi carico
delle istanze della comunità.
Una società non indifferente, rispettosa delle diversità
ed allo stesso tempo accogliente, in cui nessuno si sente isolato ma può
cogliere le opportunità di crescita umana e culturale che gli derivano
dall’interagire con gli altri, pur nella fatica che questo comporta.
Una società che promuove un effettivo accesso al sapere, non finalizzato
solamente alla funzionalità produttiva e dove la crescita culturale
non si valuta solamente per i picchi più elevati, ma dove viene
considerato essenziale un livello culturale medio proporzionato allo sviluppo
economico e alla potenzialità di consumo.
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La società più giusta e solidale in cui ANPAS e il Movimento
delle Pubbliche Assistenze devono trovarsi a proprio agio è una
società in cui vige una “meritocrazia soft”. Una società
in cui la meritocrazia – intesa come modalità di affidamento
di ruoli di responsabilità nei confronti degli altri secondo criteri
di merito, e non di appartenenza lobbystica, familiare o di casta economica
- è forma di difesa dalla clientela e dal privilegio e che, allo
stesso tempo, associa criteri di correzione dell’errore, politiche
della riduzione del danno, riconoscimento del valore delle tradizioni,
valorizzando le relazioni umane.
In breve una società che rifugge dagli integralismi, che valorizza
l’individuo in modo integrale senza esasperare la competizione e
che privilegia l’atteggiamento cooperativo, nella consapevolezza
di ruoli e responsabilità.
Una società dove ANPAS potrà giocare ruoli importanti: essere
motore di azioni di rete e di collaborazione tra i numerosi enti che costituiscono
il Volontariato italiano favorendo il confronto e l’ascolto; essere
interlocutrice di Enti e Istituzioni, in ragione del profondo radicamento
sul territorio, portavoce dei bisogni [e delle attese] dei cittadini e
promotrice di graduali riconoscimenti al valore e all’importanza
del mondo del Volontariato; essere attrice impegnata in battaglie sociali,
con grande consapevolezza e coraggio, con la forza di riuscire sempre
più ad assumere una posizione sui temi di rilevanza sociale.
ANPAS promotrice di partecipazione e di accesso alla cultura tenendo conto
dei nuovi mezzi di comunicazione e della necessità di costruire
sistemi circolari in cui la comunicazione non sia soltanto a senso unico.
Il Movimento stesso sarà più forte. ANPAS
sarà sempre più vicina alle sue Associate, promuovendo il
senso di appartenenza e la consapevolezza della forza del Movimento.
Una presenza visibile nelle singole associate col suo simbolo, la sua
filosofia, i suoi valori, la sua visione: ogni Pubblica Assistenza avrà
una bandiera dell’ANPAS che testimoni la presenza sul territorio,
qualche foto del Movimento che metta in evidenza la storia secolare e
qualche foto che racconti i momenti di vita più recenti del Movimento.
Su ogni carta intestata, giornalino, manifesto e stampa prodotti da ogni
Associazione ci sarà il logo dell’ANPAS ad attestazione dell’appartenenza
e, sulle ambulanze e le divise, la livrea e gli stemmi dell’ANPAS
che testimonino la presenza del Movimento nei momenti di bisogno in mezzo
alla gente.
Ogni Pubblica Assistenza saprà diffondere nel territorio in cui
opera i valori che sono propri del Movimento e ogni volontario nell’ambito
in cui vive (famiglia, scuola, lavoro) sarà testimone dell’attività
che svolge con la consapevolezza di far parte di una delle più
grandi realtà di volontariato di Italia.
I volontari saranno formati non solo come bravi soccorritori, ma come
persone consapevoli del proprio ruolo di tutela dei diritti di ciascuno
e capaci di sentire la forza e la responsabilità dell’essere
parte di una rete di individui nazionale e organizzata.
L’identità di ANPAS sarà sempre più forte e
diffusa grazie allo stretto contatto e alla forte collaborazione tra le
Associate (ogni Pubblica Assistenza saprà di non essere sola e
di poter contare nella collaborazione e nella vicinanza di altre Pubbliche),
tra le Associate e il secondo livello di ANPAS nelle sue articolazioni
regionali e nazionale, tra le articolazioni del secondo livello stesso.
9. Le finalità di ANPAS
In generale ANPAS intende quindi partecipare alla costruzione
di una società più giusta e solidale attraverso lo sviluppo
di una cultura della solidarietà e dei diritti, la promozione della
cultura, della crescita civile e dell’educazione alla cittadinanza,
l’attivazione di forme di partecipazione civile, il sostegno allo
sviluppo di pratiche di “democrazia partecipata”, la produzione
di socialità e la creazione di “comunità solidali”,
l’azione diretta per la tutela, il riconoscimento e l’accesso
effettivo ai diritti – sia in Italia che all’estero.
La scelta di essere “Associazione” e non “Federazione”
presuppone l’essere in solido tra associate ovvero la reciproca
responsabilità e affidabilità tra tutte le componenti il
Movimento e nei confronti del Movimento stesso, dal momento che ogni singola
Pubblica Assistenza pur essendo libera di fare scelte autonome deve essere
consapevole delle conseguenze che tali scelte possono apportare all’intero
Movimento.
Il secondo livello di ANPAS (Nazionale e Comitati Regionali) non può
quindi limitarsi semplicemente a svolgere quei servizi o quelle attività
che nascono dall’unirsi delle Pubbliche Assistenze, ma ha anche
l’obbligo di interrogarsi su quali sono le condizioni verso cui
si deve tendere per lo sviluppo delle Pubbliche Assistenze.
ANPAS sarà impegnata per una continua ed efficace crescita del
Movimento in tutti i suoi livelli, attenta alle diversità del territorio
e supporto ai Comitati Regionali bisognosi.
Una costante attenzione alle aree più svantaggiate con meccanismi
di perequazione e riequilibrio non solo in termini di risorse economiche
ma anche umane e strutturali.
ANPAS promuoverà incontri e momenti di coordinamento, svilupperà
azioni di Fund Raising, metterà in circolo professionalità
e competenze strategiche e sosterrà la formazione e la preparazione
dei suoi rappresentanti politici.
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Essere Nazionale, scelta effettuata nel 1904, non significa solamente
essere in grado di interagire con lo Stato sulle materie di competenza
statale che possono interessare i nostri obiettivi, ma significa anche
costruire un’idea di solidarietà, di reciproca regolazione
finalizzata alla sostenibilità fra le diverse Regioni, Province
e Comuni Italiani; significa anche che la nostra idea di cooperazione
internazionale decentrata, cioè quella che parte dalle singole
Associazioni e che ha come interlocutori le istituzioni locali, deve trovare
una visibilità e una contaminazione Nazionale.
Il presente documento, nell’ambito
del percorso di costruzione del Bilancio Sociale di Anpas nazionale, è
stato realizzato a seguito del seminario “L’Identità
di Anpas in una società in movimento” svoltosi il 25-26 novembre
2006 a Poppi e Bibbiena (AR) e approvato dall’Assemblea nazionale
Anpas, svoltasi il 26 maggio 2007 a Stupinigi (TO).
La redazione del documento è il prodotto di un percorso partecipato
che ha visto coinvolti componenti della Direzione, del Consiglio nazionale,
dei Comitati regionali e della Segreteria nazionale, con la collaborazione
di Le Reti di Kilim di Firenze.
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