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Auschwitz – La fabbrica
della Morte
Dopo 4 giorni dall’inizio dell’invasione della Polonia la
città di Oswiecim, una delle prime ad essere occupate, faceva già
parte del Terzo Reich. I nazisti cambiarono il suo nome in Auschwitz.
Tre elementi contribuirono a fare di questa località la terra ideale
per la creazione della più grande fabbrica di morte mai realizzata:
il fatto di avere una popolazione esigua, la presenza di un nodo ferroviario
molto importante e, infine, l’esistenza, fuori dal centro abitato,
degli edifici di una vecchia caserma dell’esercito polacco.
Fu Heinrich Himmler, comandante supremo delle SS, a scegliere il 27 aprile
del ’40 la caserma di Oswiecim come luogo per un campo di concentramento.
Era suddivisa in 22 edifici di cui 8 a due piani ma diede subito ordine
che ne venissero ampliate le capacità. Con il lavoro degli internati,
nei due anni successivi, venne aggiunto un piano ad ogni edificio e ne
vennero costruiti altri fino ad un totale di 28, che potevano contenere
fino a 17.000 unità. Inizialmente il campo doveva ospitare prigionieri
politici polacchi ma successivamente i nazisti iniziarono a deportarvi
gente da tutta Europa, specie ebrei e soldati sovietici.
veduta aerea del KL Auschwitz I
Il 4 maggio 1940 fu nominato comandante del campo Rudolf
Hoss e nel successivo 14 giugno vi entrarono i primi prigionieri: 728
polacchi, già detenuti nel carcere di Tarnow per motivi politici.
Come Kapò e capi blocco furono scelti 30 criminali comuni recuperati
nelle prigioni di Sachsenhausen. In agosto entrò in funzione il
crematorio ( krematorium I -situato fuori del recinto del lager) mentre
l’obitorio, già esistente nello stesso edificio, fu convertito
in camera a gas. I tre forni funzionarono negli anni 1940-1943 ( la capacità
di cremazione era di 350 corpi in 24 ore) per poi essere smantellati dopo
la costruzione dei 4 Krematorium di Birkenau. Attualmente il visitatore
può vedere due dei tre forni riallestiti con elementi originali.
Della costruzione del crematorio se ne occupò la ditta Topf&Soehne
di Erfurt, a cui fu affidata, nel corso di quegli anni, tutta la produzione
degli impianti di morte usati nei campi di sterminio di Auschwitz. Esattamente
davanti all’entrata del crematorio, nel posto dove nel periodo di
attività del campo si trovava la baracca della Gestapo, il 16 aprile
1947 sarà eseguita la sentenza di condanna a morte del primo comandante
di Auschwitz Rudolf Hoss.

Con l’aumentare del numero degli internati si espandeva l’area
territoriale del campo, che si trasformò in un enorme complesso
di sterminio. Il campo di concentramento di Oswiecim, ossia il Konzentrationlager
(KL) Auschwitz I divenne il campo madre (Stammlager) per tutta la rete
di nuovi campi che nacquero nel giro di pochi mesi. Infatti nel marzo
1941 Himmler diede ordine a Rudolf Hoss di edificare un nuovo lager che
potesse contenere fino a 100.000 unità. L’attuazione di questo
progetto vide la distruzione del villaggio di Brzezinka, a 3 km di distanza
dal campo madre, e la nascita del KL Auschwitz II-Birkenau. Un ulteriore
campo fu costruito nel 1942 a Monowice che fu chiamato Auschwitz III.
Ancora tra il ’42 e il ’44 sorsero circa 40 filiali dipendenti
dal KL Auschwitz III, collocate per lo più nelle vicinanze di fonderie,
miniere e fabbriche:questi lager furono un ricco affare per i nazisti
che poterono sfruttare per anni i prigionieri come manodopera nelle fabbriche
del territorio E’ evidente, quindi, che quando si parla di Auschwitz
si fa riferimento a tutta una serie di realtà di oppressione e
sterminio che funzionarono tra il 1940 e il 1945 in questa regione. Ma
in Polonia, nello stesso periodo, sono state in funzione anche altre fabbriche
di morte tra cui ricordiamo Treblinka, Majdanek, Sobibor, Belzec
Heinrich Himmler -- Rudolf Hoss
Fu lo stesso comandante Hoss che, per prepararsi all’attuazione
della “Soluzione Finale della questione ebraica”, si mise
alla ricerca di un metodo di sterminio di massa che fosse veloce, economico
e letale per il maggior numero di persone. Sperimentò la gassazione
di uomini mediante un disinfestante che veniva solitamente usato contro
i pidocchi: lo Zyklon B. Si trattava di piccole pasticche o granuli impregnati
di gas cianidrico, un potente veleno che provocava la morte dopo un’agonia
di 10-15 minuti (i granuli rilasciavano l'acido cianidrico in forma di
gas quando venivano rimossi dai loro contenitori sottovuoto; circa 5 kg
di Ziklon B erano sufficienti per uccidere 1.000 persone in pochi minuti).
La prima sperimentazione fu realizzata nel luglio del ’41 nel blocco
11 del KL Auschwitz I su 600 prigionieri di guerra sovietici e 250 malati
gravi polacchi.
barattolo di Ziklon B
L'essere deportati ad Auschwitz significò la morte
per oltre un milione e mezzo di persone. All’arrivo a Birkenau i
prigionieri, subito divisi tra uomini e donne, venivano ulteriormente
selezionati solo in base all’aspetto fisico: gli “utili”,
cioè quelli resistenti agli sforzi fisici, erano spediti nelle
baracche di prigionia mentre gli “inutili”, ossia gli inabili
al lavoro, venivano immediatamente condotti verso le camere a gas.
Per quanto possa sembrare assurdo le centinaia di migliaia di persone
che scendevano dalla rampa del treno sullo scalo ferroviario di Birkenau
e si avviavano in file ordinate verso le camere a gas erano del tutto
tranquille. Dalle poche fotografie che ci sono giunte si vedono famiglie
intere col volto sereno e bambini che sorridono mentre attendono di entrare
nello spogliatoio antistante la sala da cui non usciranno vivi. Le SS
avevano predisposto le cose in modo che i prigionieri non avessero idea
di ciò che le attendeva: si dovevano evitare disordini e non insospettire
i deportati che dovevano credere di essere giunti inun campo di lavoro.
Per cui tutto ciò che gli si presentava davanti agli occhi doveva
essere rassicurante, in modo che tutto procedesse in ordine e velocemente.
Ogni cosa contribuiva ad ingannare i nuovi arrivati:
prigionieri con uniformi a righe che con calma davano istruzioni, medici
che valutavano il loro stato di salute ( in realtà selezionavano
i più sani per sfruttarli nelle fabbriche), soldati che si limitavano
ad osservare con distacco…Gli stessi Krematorium visti da fuori
sembravano innocui edifici adibiti a fabbrica.
Via via, in grossi gruppi, i prigionieri sparivano lungo le scale che
conducevano agli spogliatoi. Qui gli si raccomandava di lasciare gli abiti
in ordine per poi riprenderli dopo la doccia, gli si chiedeva di legare
le scarpe tra loro perché non si perdessero…Quel che avveniva
dopo era un massacro. Condotti attraverso un corridoio in quella che tutti
pensavano fosse la sala docce, veniva chiusa alle loro spalle la porta
stagna e dall’alto, attraverso delle griglie in metallo, veniva
introdotto lo Ziklon B. Mentre il gas si propagava una guardia spegneva
la luce. Dopo circa 20 minuti tutto era finito. Nessuno più urlava
né si muoveva.
David Olère (olio su tela, 1946)
Fatta circolare aria pulita nella stanza, intervenivano
gli uomini del Sonderkommando, detenuti ebrei a cui erano affidati i penosi
compiti di districare i corpi ammucchiati, lavarli con potenti getti d’acqua,
tagliare i capelli alle donne ed estrarre protesi e denti d’oro.
Infine i corpi venivano collocati sul montacarichi che li destinava alla
sala dei forni. Dei corpi rimanevano solo le ceneri che venivano immediatamente
sparse nel fiume vicino o usate per fertilizzare i campi. A volte, in
inverno, venivano sparse lungo le strade perché non si scivolasse
sul ghiaccio.
David Olère,"Gli uomini del Sonderkommando
al lavoro" (disegno, 1946)
Il 27 gennaio 1945 i soldati sovietici liberarono Auschwitz.
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