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Il “campo modello” per la rieducazione politica


Dachau è un piccolo centro a 6 km da Monaco, in Baviera. Qui è nato il primo campo di concentramento costruito dai nazisti. Inaugurato nel marzo 1933 è sorto nel perimetro di una vecchia fabbrica di munizioni in disuso. In breve tempo si è acquistato la fama di “campo modello” per via delle tecniche particolarmente raffinate che si sperimentavano al suo interno, mirate ad annientare nel corpo e nello spirito i prigionieri. Qui venivano destinati gli oppositori al regime ai quali il Lager era dedicato come luogo di “rieducazione politica”.
I primi ospiti di Dachau furono funzionari e dirigenti del partito comunista, socialdemocratici e cattolici. Ma quando uno dei prigionieri era anche ebreo il trattamento riservatogli era particolarmente avvilente e letale. Sin dall’inizio esisteva nel campo una “compagnia di punizione” alloggiata in una baracca separata dalle altre. In seguito le baracche divennero due perché la forza di questa formazione speciale era progressivamente aumentata. In altre parole erano aumentate le sevizie, era diventato più duro il lavoro, insopportabile il regime di vita.

Dachau e principali succursali
(Dachau - Archiv)

I prigionieri venivano stroncati dalla fatica ma altri subirono l’inumana pena del Bunker, dove molti languirono per mesi (se non soccombevano prima) incatenati, alimentati con pane ed acqua o costretti a stare in piedi, dentro piccole celle larghe 60 cm, senza luce né aria. Questo il trattamento, questo il sistema per eliminare dalla circolazione chi non era gradito al regime. Nei primi tempi i prigionieri erano destinati alle sfere di completamento delle installazioni del campo, in lavori stradali e di sistemazione del territorio intorno al Lager. Poi essi furono distaccati presso varie imprese appaltatrici delle forniture di materiali per impiego bellico, che si erano nel frattempo installate nella zona.

Pianta del campo
(Dachau - Archiv)

A Dachau i nazisti affidarono la gestione interna del campo agli stessi deportati. Trattandosi di un campo a prevalente presenza di prigionieri politici, fu facile per loro trovare un comune linguaggio antinazista, fra uomini che, man mano che l’invasione tedesca si espandeva a macchia d’olio sull’Europa, venivano rastrellati nei loro paesi ed avviati nel Lager tedesco. In breve tempo Dachau fu una vera Babilonia: tedeschi, austriaci, russi, polacchi, francesi, italiani, cecoslovacchi, ungheresi vissero insieme dividendosi la fatica, le umiliazioni, la violenza degli aguzzini.

Dachau 1938
(Zentrale Stelle, s.o.)

Un comitato antinazista clandestino consentì la convivenza di tutti, all’insegna della solidarietà. Dachau ospitò anche numerosi sacerdoti che vennero rinchiusi nei cosiddetti “blocchi dei preti”.
Ma fu anche sede di infami esperimenti pseudo-scientifici, esperimenti che avrebbero dovuto far conoscere i modi per salvare la vita ai combattenti del Terzo Reich, ma che costarono la vita a centinaia dei suoi oppositori.

Arrivo degli americani
(Dachau - Archiv)

Progettato originariamente ed attrezzato per ospitare al massimo 5000 detenuti, a seguito di successive estensioni e ramificazioni in innumerevoli sottocampi, il Lager fu sovraffollato al punto che nello stesso posto letto dovevano dormire tre persone, servendosi degli stessi insufficienti impianti igienici, dividere il poco e pessimo cibo. A Dachau furono registrati a turno circa 200.000 deportati (di cui oltre 10.000 italiani), ma in effetti essi furono molti di più.

Arrivo degli americani
(US Army Photograph)

Il 29 aprile 1945 gli americani che liberarono il campo contarono 31.432 persone, più altre 36.246 presenti nei sottocampi e distaccamenti. Questi erano i superstiti rimasti sul luogo, ma non si conosce il numero di quelli che, poco prima dell’arrivo degli alleati, furono smistati con marce forzate verso Mauthausen e Buchenwald. Non è ancora stato possibile stabilire esattamente il numero dei morti di questo campo cui si attribuisce il triste primato di durata e di insopportabilità del regime di detenzione. L’anagrafe del campo ha registrato circa 45.000 decessi, ma questa è sicuramente una cifra irrisoria di fronte alla tragica realtà di Dachau.

(US Army Photograph)
La liberazione
(Keystone Bildarchiv)