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Il “campo modello” per la rieducazione politica
I prigionieri venivano stroncati dalla fatica ma altri subirono l’inumana pena del Bunker, dove molti languirono per mesi (se non soccombevano prima) incatenati, alimentati con pane ed acqua o costretti a stare in piedi, dentro piccole celle larghe 60 cm, senza luce né aria. Questo il trattamento, questo il sistema per eliminare dalla circolazione chi non era gradito al regime. Nei primi tempi i prigionieri erano destinati alle sfere di completamento delle installazioni del campo, in lavori stradali e di sistemazione del territorio intorno al Lager. Poi essi furono distaccati presso varie imprese appaltatrici delle forniture di materiali per impiego bellico, che si erano nel frattempo installate nella zona.
A Dachau i nazisti affidarono la gestione interna del campo agli stessi deportati. Trattandosi di un campo a prevalente presenza di prigionieri politici, fu facile per loro trovare un comune linguaggio antinazista, fra uomini che, man mano che l’invasione tedesca si espandeva a macchia d’olio sull’Europa, venivano rastrellati nei loro paesi ed avviati nel Lager tedesco. In breve tempo Dachau fu una vera Babilonia: tedeschi, austriaci, russi, polacchi, francesi, italiani, cecoslovacchi, ungheresi vissero insieme dividendosi la fatica, le umiliazioni, la violenza degli aguzzini.
Un comitato antinazista clandestino consentì la convivenza di
tutti, all’insegna della solidarietà. Dachau ospitò
anche numerosi sacerdoti che vennero rinchiusi nei cosiddetti “blocchi
dei preti”.
Progettato originariamente ed attrezzato per ospitare al massimo 5000 detenuti, a seguito di successive estensioni e ramificazioni in innumerevoli sottocampi, il Lager fu sovraffollato al punto che nello stesso posto letto dovevano dormire tre persone, servendosi degli stessi insufficienti impianti igienici, dividere il poco e pessimo cibo. A Dachau furono registrati a turno circa 200.000 deportati (di cui oltre 10.000 italiani), ma in effetti essi furono molti di più.
Il 29 aprile 1945 gli americani che liberarono il campo contarono 31.432
persone, più altre 36.246 presenti nei sottocampi e distaccamenti.
Questi erano i superstiti rimasti sul luogo, ma non si conosce il numero
di quelli che, poco prima dell’arrivo degli alleati, furono smistati
con marce forzate verso Mauthausen e Buchenwald. Non è ancora stato
possibile stabilire esattamente il numero dei morti di questo campo cui
si attribuisce il triste primato di durata e di insopportabilità
del regime di detenzione. L’anagrafe del campo ha registrato circa
45.000 decessi, ma questa è sicuramente una cifra irrisoria di
fronte alla tragica realtà di Dachau.
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