Nel nostro primo incontro con Francesco si è
scelto di trattare il tema della Resistenza nell’Italia occupata
dai nazisti nei due anni conclusivi dell’ultimo conflitto mondiale.
Nel prossimo incontro l’attenzione verrà concentrata sulla
sorte dei prigionieri italiani nei campi di concentramento tedeschi.
La riflessione che segue, semplice e molto sintetica, è frutto
di una breve ricerca realizzata da un gruppo di studio dell’Associazione,
col fine di approfondire il tema trattato nell’incontro attraverso
il materiale che Francesco ci ha fornito.
La Resistenza
in Italia
Parlare di RESISTENZA vuol dire fare riferimento a quella LOTTA DI
POPOLO che si sviluppò nel corso della 2° Guerra Mondiale
non solo in Italia ma in tutte le nazioni invase dai nazisti. Si combatteva
l’occupazione straniera per affermare le libertà democratiche.
Tale lotta si affiancò all’azione militare degli Alleati
per dare vita a quella che è detta GUERRA DI LIBERAZIONE.
Per gli italiani l’inizio di tale lotta è legato ad una
data ben precisa: l’8 settembre 1943.
Va detto che della Resistenza non fecero parte solo quanti si sollevarono
in armi ma anche chi rifiutò ogni collaborazione col nemico,
compresi i prigionieri e gli internati nei campi di sterminio che negarono
ogni tipo di aiuto ai nazisti, nonché gli operai scioperanti
che compirono atti di sabotaggio e i contadini che si rifiutarono di
consegnare prodotti agricoli.
Ma vediamo quali fatti portano alla nascita della Resistenza italiana
ripercorrendo velocemente gli eventi più importanti di quegli
anni di guerra.
Il conflitto era iniziato con l’invasione della Polonia da parte
delle truppe di Hitler il 1° settembre 1939.
Adolf
Hitler. Al suo fianco Benito Mussolini
Di lì a non molti mesi mezza Europa era nelle
mani del dittatore tedesco. L’ideologia nazista, di una spietatezza
senza precedenti, aveva nel frattempo portato alla costruzione dei campi
di sterminio in cui troveranno la morte 6 milioni di ebrei, 1 milione
di zingari e 11 milioni di altri individui appartenenti ad etnie e razze
considerate inferiori.
I lager: luoghi di sterminio
L’Italia fascista(che entra in guerra nel giugno del ’40
impegnandosi su più fronti) era all’epoca alleata con la
Germania nazista, a cui si era affiancato il Giappone (nell’Asse
Roma-Tokio-Berlino).
Proprio quest’ultimo farà l’ennesimo sbaglio che
darà una svolta all’intero conflitto: il 7 dicembre del
’41 aggredisce gli Stati Uniti distruggendo la base navale di
Pearl Harbor. Da questo momento, gli americani, fino ad allora indecisi,
sono trascinati di forza nella guerra e presto i giapponesi avranno
di che pentirsi.
Con il 1943 per le forze dell’Asse le sorti del conflitto si capovolgono:
sono in ritirata su tutti i fronti. Nel gennaio di quell’anno,
riuniti a Casablanca, Roosvelt, Churchill e Stalin avevano deciso di
chiedere alla Germania la resa senza condizioni e già progettato
lo sbarco in Italia.
Questo si realizzò il 10 luglio sulle coste della Sicilia: da
quel momento si combatterà anche sul territorio nazionale. Vengono
bombardate fabbriche, strade, ponti, ferrovie e gli italiani cominciano
a soffrire la fame e i disagi di una guerra in casa.
L’esercito italiano aveva ormai perso in ogni luogo nel quale
era stato impegnato, ad est come nelle zone d’Africa e non c’erano
speranze di ripresa. Davanti al disastro militare il regime fascista
entra in crisi ed ecco che il 25 luglio il suo organo supremo, ossia
il Gran Consiglio del fascismo esautora Mussolini che viene immediatamente
fatto arrestare dal re Vittorio Emanuele III.
La popolazione esulta per la caduta del dittatore e distrugge i simboli
del regime: con spranghe vengono divelti i fasci in gesso che ornavano
i palazzi.
Si festeggia la caduta del Duce
Così mentre le teste in bronzo che lo raffigurano vengono schernite
e trascinate per le strade (né più né meno che
le stesse scene viste di recente a Bagdad dopo la caduta del regime)
il duce viene condotto a Campo Imperatore, sul Gran Sasso e il Governo
viene affidato al maresciallo Pietro Badoglio, che dà vita ad
un esecutivo formato prevalentemente da militari. Iniziano così
i “quarantacinque giorni”, nei quali pur annunciando che
permane l’alleanza con la Germania e la continuazione della guerra,
Vittorio Emanuele III inizia segretamente le trattative di pace con
gli Alleati.
In poche parole il re e Badoglio trattano la resa con gli angloamericani
mentre Hitler, sospettoso e diffidente nei confronti degli italiani,
manda nuove divisioni nella penisola preparandone l’occupazione.
Hitler manda nuove truppe per occupare l'Italia
Il 27 luglio, sempre del ’43, Badoglio scioglie il Partito fascista
e le sue organizzazioni ma impedisce la ricostituzione dei movimenti
politici, la libertà di stampa e le pubbliche riunioni.
Manifestazioni di piazza sono represse con la forza(si parla di quasi
100 morti e centinaia di feriti). Tra il 27 e il 28 luglio si riunisce
a Roma il Comitato delle correnti antifasciste, formato dai rappresentanti
della Democrazia cristiana, Partito d’azione, Partito comunista,
Partito socialista, Partito del lavoro per chiedere al re la costituzione
di un governo rappresentativo di tutte le forze politiche e il ripristino
delle libertà democratiche.
Ma eccoci al momento che segna la svolta. L’ 8 settembre 1943,
alle 19.45, Badoglio annuncia alla radio la resa.
I tedeschi iniziano l’< operazione Alarico > : disarmo dell’esercito
italiano e occupazione del paese. Subito il primo scontro a Tarvisio:
un distaccamento della Guardia di finanza rifiuta di farsi disarmare
da un battaglione delle SS e soccombe pagando con morti e feriti.
Inizia così la Resistenza italiana. Il nostro esercito a seguito
della resa si sfascia e i soldati, senza ordini, sono lasciati a se
stessi.
La prima cosa che cercano di fare è ritornare alle loro case.
I tedeschi si impadroniscono delle città e dei punti strategici
del paese. Il re e Badoglio intanto fuggono da Roma rifugiandosi a Brindisi.
Tra l’8 e il 9 settembre più di 600.000 militari italiani
vengono catturati dai tedeschi e deportati in Germania e Polonia. Di
questi 40.000 non torneranno più. L’8 settembre è
la data dello sfascio (e per molti del disonore) ma segna anche l’inizio
della lotta e del riscatto per molti italiani che combatteranno quella
battaglia che condurrà alla liberazione e alla democrazia.
In molte città di fronte all’avanzata tedesca molti civili
e militari si ritrovano insieme per organizzare un tentativo di resistenza.
Un esempio per tutti è quello di Porta S.Paolo, in cui reparti
delle divisioni “Ariete” e “Centauro” insieme
a decine di civili impediscono per 2 giorni l’ingresso a Roma
alle truppe tedesche che poi, meglio armate, inevitabilmente sfondano
lo sbarramento.
Il 12 settembre un commando tedesco di paracadutisti libera Mussolini
dalla prigionia a Campo Imperatore.
Mussolini viene liberato da un commando tedesco
Contro gli italiani, considerati traditori, i tedeschi si accaniscono
con ferocia. A Cefalonia, in Grecia, i tedeschi dopo 1 settimana di
bombardamenti riescono a conquistare l’isola difesa fino allo
stremo dai reparti italiani della divisione “Acqui”: i militari
superstiti, a migliaia, vengono giustiziati uno per uno sul posto.
I massacri da parte dei nazisti si succedono in tutta Italia e rabbia
e disperazione alimentano l’animo dei sempre più numerosi
uomini della Resistenza. Il 28 settembre insorge Napoli. E’ una
rivolta popolare in cui 311 giovanissimi combattenti perdono la vita.
I tedeschi sono costretti ad abbandonare la città.Gli angloamericani
vi entreranno il 1° ottobre trovandola già libera. Iniziano
mesi difficili e l’Italia presto si ritrova divisa in due: a sud
la zona liberata dall’avanzata degli Alleati, a centro-nord i
territori ancora in mano ai nazisti e in cui Mussolini dà vita
alla Repubblica di Salò, una specie di stato fantoccio docile
ai voleri dei tedeschi.
A dividere le due zone c’è la linea “Gustav”(linea
che unisce Tirreno e Adriatico e passa tra Roma e Napoli). Militari
italiani scampati alla cattura e volontari civili, intanto, si raggruppano
sui monti in formazioni partigiane improvvisate per combattere l’invasore.
Gruppo partigiano
La Resistenza si sviluppa nelle campagne come nelle città. Suo
obiettivo è raccogliere armi, creare basi e reti informative
per dare vita ad azioni di sabotaggio che spezzino le linee di comunicazione
tedesche.
Si tendono imboscate, si cercano spie e traditori, si assistono prigionieri
evasi ed ebrei, si stampano volantini e giornali clandestini.
La tecnica militare messa in atto dai partigiani è quella della
guerriglia, in cui il fattore sorpresa è fondamentale. Suo effetto
psicologico è quello di rendere insicuro il nemico.
I
partigiani usano la tattica della guerriglia
Gli Alleati comprendono l’utilità militare della Resistenza
italiana (l’8 novembre ’43 a Certenago in Svizzera una delegazione
di patrioti organizza il primo incontro con rappresentanti delle forze
angloamericane per impegnarli ad aiutare la Resistenza).
Gli inglesi inviano specialisti ad unirsi ai partigiani mentre gli americani
forniscono mezzi e rifornimenti. Fin dal 9 settembre nasce il CLN (Comitato
di Liberazione Nazionale) che unisce tutti i partiti antifascisti, che
si occupa di inquadrare militarmente e politicamente la Resistenza organizzando
i partigiani in squadre, brigate,divisioni. Nelle grandi città
nascono i GAP (Gruppi di Azione Patriottica), gruppi piccoli formati
da uomini e donne, qualificati per azioni di sabotaggio verso caserme
e posti di blocco e per dare la caccia a nemici particolarmente pericolosi
sia tedeschi che fascisti.
Nelle fabbriche e nelle campagne si organizzano le SAP (Squadre di Azione
Patriottica) composte da operai e contadini che si occupano dell’approvvigionamento
per le squadre partigiane e danno vita ad azioni di sabotaggio nelle
industrie ( la cosiddetta “ resistenza disarmata”)per rallentare
la produzione bellica.
La Resistenza non sarebbe mai nata senza l’adesione spontanea
della popolazione.
Un esercito di volontari
Il 13 ottobre ’43 l’Italia aveva dichiarato guerra alla
Germania e per questo riconosciuta nazione “cobelligerante”
dagli Alleati.
E’ del 16 ottobre un documento del CLN, scritto da Giovanni Gronchi,
nel quale si pone in discussione l’autorità del governo
Badoglio e della monarchia. Due giorni dopo, un altro drammatico fatto
compiuto dai tedeschi: dal Ghetto di Roma vengono presi e deportati
nei campi di sterminio 1.035 ebrei.
Di questi, a guerra finita, torneranno solo 16. Molti piccoli e grandi
eventi si susseguono in quei mesi in cui centinaia di uomini della Resistenza
cadono compiendo la loro missione patriottica e scrivendo col sangue
pagine incancellabili di storia.Ma spostiamoci al 1944.
A marzo, oltre 1 milione di operai nelle grandi città del nord
scendono in sciopero. Le proteste sono continue, guidate dai CLN cittadini.
Molti pagheranno queste attività con l’arresto e la deportazione.
Nel corso di questo nuovo anno le forze partigiane sono all’offensiva
mentre gli americani, sfondata la linea Gustav, entrano a Roma il 4
giugno. Anche qui i nazisti nel ritirarsi dalla capitale compiono un
ultimo gesto di barbarie: uccidono 15 detenuti che trattenevano come
ostaggi.
Di due giorni dopo è lo storico sbarco degli Alleati in Normandia,
mentre i russi, ad est, entrano in Polonia. E’ di questo periodo
la costituzione delle Repubbliche partigiane e delle cosiddette “Zone
libere”, in cui si instaura la democrazia. Il fronte tedesco retrocede
fino alla linea “Gotica”(di poco a nord di Firenze).
I nazifascisti conducono, intanto, una lotta antipartigiana che impegna
forze sempre più ingenti: arrivano ad impiegare fino a 14 divisioni,
che subiscono spesso perdite molto alte.
Nel '44 sono impegnate in Italia 14 divisioni tedesche
Distruzione dei paesi e massacro degli abitanti sono quanto prescrive
il comando nazista per intimidire la popolazione, spogliarla dei propri
beni e mettere gli uni contro glia altri civili e partigiani.
Questa è detta dai tedeschi “guerra preventiva”.
Quasi 200 le stragi compiute dai nazisti con l’aiuto dei loro
alleati fascisti.
Ne ricordiamo alcune. Quella di Boves(Cn) con 157 vittime; 335 i martiri
delle Fosse Ardeatine, compiuta per rappresaglia dell’attacco
in via Rasella; la strage della Benedicta, vicino Alessandria, con 305
vittime tra caduti sul posto e quanti furono mandati a morire nei lager;
a Castelnuovo dei Sabbioni e Meleto furono trucidate 287 persone mentre
ne morirono 560 a S.Anna di Stazzema; la strage di Leonessa(Rieti),
23 fucilati dalle SS, 12 civili bruciati vivi; l’orrore di Marzabotto
con le 1830 vittime innocenti.
E poi Marrani, S.Terenzio, Frigido, Civitella val di Chiana, Fossoli….con
le loro centinaia di patrioti o civili trucidati. Ovunque i nazisti
fucilano chiunque sia partigiano o anche solo sospettato di appartenere
alla Resistenza. Il 19 giugno nasce il CVL (Corpo Volontari per la Libertà)
che riunisce tutte le formazioni partigiane, comandato da Raffaele Cadorna
e riconosciuto dagli Alleati e dal Governo italiano.
Arriva il freddo e lungo inverno del ’44 che rallenta l’avanzata
degli Alleati verso nord, per i quali il fronte italiano è divenuto
secondario rispetto a quello aperto in Francia con lo sbarco in Normandia.
Il generale Alexander, comandante delle forze alleate in Italia invita
i partigiani a sospendere le attività per tutto l’inverno.
Il CVL respinge sdegnato un simile invito: smobilitare i reparti e attendere
l’arrivo della primavera per riprendere la lotta? Mai! La guerriglia,
perciò, continua mentre i nazifascisti aumentano la loro azione
repressiva sfogando sulla gente comune l’incapacità a piegare
la Resistenza.
In febbraio e marzo, e siamo arrivati al 1945, nuove leve affluiscono
nelle formazioni partigiane e danno modo alle brigate di rioccupare
molte zone loro sottratte dai rastrellamenti tedeschi.
Militari e civili combattono fianco a fianco
In primavera l’intera Europa percepisce che presto la guerra sarà
finita: il possente esercito tedesco, le sue assurde mire di conquista,
le sue fantasie sulla razza superiore e le teorie sulla “soluzione
finale” sono a un passo dal diventare nient’altro che una
brutta pagina di storia.
La peggiore scritta da un popolo civile. L’incubo della catastrofe
per i nazisti diventa realtà.Ma ritorniamo in Italia.
Dimenticati i rigori dell’inverno gli Alleati, con una manovra
a tenaglia, premono ai lati del fronte mentre i partigiani attaccano
senza tregua i presidi nazifascisti in Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia
Romagna.
Per
i tedeschi l'Italia è sempre più un campo di battaglia
Il 18 aprile a Torino si proclama lo sciopero preinsurrezionale e il
giorno 20 patrioti e Alleati entrano a Bologna. Il 25, dopo l’insurrezione,
Genova è libera: il generale Meinhold si consegna ai partigiani
con 18.000 uomini.
I
tedeschi si arrendono
Lo stesso giorno insorgono Milano e Torino mentre Mussolini si incontra
nell’Arcivescovado di Milano con i rappresentanti del CLN che
gli chiedono la resa incondizionata. Si riserva di rispondere entro
due ore.
Mentre si attende vanamente la sua risposta, il duce ne approfitta per
darsi alla fuga: obiettivo la Svizzera. Dopo 48 ore è catturato
nei pressi del lago di Como e, per ordine del CLN, giustiziato.
Con la fucilazione a Giulino di Mezzegra si conclude il 28 aprile il
cammino nella storia di Benito Mussolini, mentre il suo tanto stimato
amico, ormai suprema stella solamente di fumanti di rovine, l’osannato
Adolf Hitler, morirà due giorni dopo suicida nel bunker della
Cancelleria.
Il 2 maggio la Wehrmacht in Italia si arrende: si così concludono
2 anni di occupazione tedesca nella penisola e con questo atto finisce
il conflitto per gli italiani.
Il 9 maggio con la resa della Germania, termina in Europa la seconda
guerra mondiale. Una guerra che ci lascia in eredità cifre spaventose:
61 nazioni coinvolte; morti 32 milioni di soldati e 20 milioni di civili;
soppresse nei campi dei sterminio tedeschi e giapponesi 26 milioni di
persone.
Un dramma umano di proporzioni gigantesche che ha stravolto la storia
europea e italiana. Per i partigiani è stata una guerra complessa
e sofferta ma infine vittoriosa.
Anche per il loro fondamentale contributo alla lotta di liberazione
l’Italia ha potuto fare propri i nuovi valori di democrazia sanciti
poi con la Costituzione nel 1948.
Reparti
tedeschi sfilano sconfitti per le strade italiane dopo la resa
I combattenti partigiani, si calcola, furono 250.000, di cui 45.000
caduti. Anche le donne parteciparono alla lotta; se ne contano 35.000
e di queste 3000 caddero fucilate dai nazisti mentre 1000 morirono in
combattimento; 2.750 furono deportate in Germania.
